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Fausto Vagnetti (Anghiari, 24 marzo 1876 – Roma, 18 settembre 1954) è un esponente della pittura italiana che emigra nell'ambiente artistico romano, portandovi una sensibilità luministica e cromatica propria della pittura toscana del secondo Ottocento.

Autoritratto giovanile
Autoritratto giovanile

Biografia


Nasce ad Anghiari, in Alta Val Tiberina, e ad Anghiari rimarrà legato per tutta la vita. Viene alla luce in quella che oggi è la Sala del Sindaco, all’interno del Palazzo Pretorio di Anghiari. Suo figlio Luigi è stato architetto e accademico. A 17 anni, nel 1893, si trasferisce a Roma dove è allievo di Filippo Prosperi all'Istituto di Belle Arti di via Ripetta. Prende alloggio e poi apre lo studio a piazzale Ponte Milvio, in un edificio antico che era anche posto di ristoro e per il cambio cavalli. Entra in contatto con artisti, tra cui Duilio Cambellotti e Mario Sironi e il critico d'arte Piero Scarpa. Dal 1908 insegna Disegno architettonico e Ornato alla Facoltà di Ingegneria di Roma.

Dal 1912 ricopre la cattedra di Figura disegnata all'Istituto di Belle Arti di Roma; sempre nel 1912 è chiamato all'insegnamento di Prospettiva e di Scenografia al Museo artistico industriale di Roma. Nel 1913 sposa Rosalia Pittaluga. Dal matrimonio nasceranno Luigi (Gigi), Corinna e Maddalena (Nenella). Di tutti i componenti della sua famiglia, Fausto Vagnetti ha eseguito il ritratto. Con la guerra presta servizio come tecnico disegnatore, presso le Acciaierie di Terni.

Dal 1920, anno della fondazione di questa Facoltà universitaria, ha la cattedra di Disegno dal vero, alla Facoltà di Architettura di Roma, che terrà per trentacinque anni. I suoi manuali di disegno prospettico denotano con quanta attenzione egli si sia applicato allo studio dello spazio e della prospettiva, con precise ricerche sui vuoti e sulla luce. Muore d'improvviso a Roma, nel suo studio.


Opere


Ritratto di Giovanni Giolitti, 1928
Ritratto di Giovanni Giolitti, 1928

Studioso delle tecniche della visione, maestro del disegno, dipinge soprattutto ad olio ed a pastello. Dopo un periodo iniziale, in cui affianca le esperienze di Émile Claus e Georges Seurat, pratica un personale divisionismo, ove finezza di tocco e sapienza cromatica si uniscono con sorprendente capacità rappresentativa.

Tra le sue opere principali ci sono paesaggi monumentali, come Tra le querce del 1915, Tramonto al Palatino del 1924, ritratti di profonda finezza psicologica, come quello di Giovanni Giolitti, del 1928 - una delle poche rappresentazioni esistenti dello statista; Anima mite, del 1923; L'ingegnere Dino Chiaraviglio del 1934; La mia Mamma cieca del 1938 e grandi composizioni di carattere familiare e sociale, come Moti proletari del 1904, Dolore antico del 1921 e Sosta dolorosa del 1948.

Nel 1922 realizza tre grandi ritratti dei Sovrani d'Italia, per il Palazzo del Governo di Zara, e nel 1923 un trittico francescano nella chiesa di San Polo nel comune di Caprese Michelangelo 1923.

Nel 1943 dipinge su commissione il ritratto di Pio XII, per la Basilica dei Santi Pietro e Paolo (Roma) e nel 1944 i ritratti di Bruno Buozzi, di Giacomo Matteotti e di Filippo Turati, per la direzione del Partito Socialista Italiano. Nel 1951 realizza, per una cappella privata a Roma, la pala d'altare su legno La Sacra Famiglia, in cui la Madonna, con lunghe trecce rosse, è seduta tra il Bambino - in piedi e con in mano un rametto di ulivo - e San Giuseppe che si appoggia al bastone. Sullo sfondo Fausto Vagnetti ha dipinto un prato punteggiato da papaveri rossi e una corona di piante d'olivo.


Esposizioni


Nel periodo 1907-1930 partecipa alla vita artistica, esponendo a venti mostre collettive e ad esposizioni nazionali.

Nel quindicennio seguente paga la sua palese avversione al Regime con l'esclusione dalla scena artistica, ove ricompare solo nel 1945 e nel 1948 alla Quadriennale di Roma.

Nel 2004 due mostre antologiche postume, a cinquanta anni dalla morte, sono state aperte ad Anghiari, suo paese natale, e a Roma, ospitata dal Ministero dei Beni Ambientali e Culturali, nel'Istituto San Michele a Ripa.


Scritti


Ritratto di Rosalia
Ritratto di Rosalia

Per Fausto Vagnetti la pittura è una scienza e come tale si deve insegnare: di qui il suo lungo impegno didattico e critico.

Nel suo taccuino del 1907, alla pagina del 23 gennaio scriveva:«Stamattina mi sono alzato con la neve e ho goduto immensamente di questo spettacolo nuovo. Sono andato lungo il Tevere a fare uno studio e vi son rimasto un'ora circa senza sentir freddo, tanto era l'entusiasmo con cui lavoravo. Mi pareva d'esser migliore in mezzo a quel candore. Era magnifico il Tevere scorrente tra due ali candide, era superbo Monte Mario laggiù in fondo, ancora fosco, appena coronato di biancore.»[1]


Note


  1. Frapiselli, p. 3.

Bibliografia



Altri progetti


Controllo di autoritàVIAF (EN) 26979659 · ISNI (EN) 0000 0001 1469 4996 · BAV 495/268810 · Europeana agent/base/5657 · LCCN (EN) nr98037073 · GND (DE) 129513741 · WorldCat Identities (EN) lccn-nr98037073
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[en] Fausto Vagnetti

Fausto Vagnetti (Anghiari, March 24, 1876 - Roma, 1954) is a representative of Italian painting from the era of transition from the 19th to the 20th century. He emigrated from Tuscany to Rome and started infusing Tuscan brilliance and chromatism into the warm Roman style of painting.

[fr] Fausto Vagnetti

Fausto Vagnetti, né le 24 mars 1876 à Anghiari et mort en 1954 à Rome, est un représentant de la peinture italienne de l'époque de la transition du XIXe au XXe siècle. Il émigre de la Toscane à Rome et commence à insuffler l'éclat et le chromatisme de la Toscane dans le chaleureux style romain.
- [it] Fausto Vagnetti



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