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La statua di Zeus Olimpio a Olimpia era una scultura crisoelefantina alta circa dodici metri, realizzata dallo scultore ateniese Fidia nel 432 a.C. e collocata nella navata centrale del Tempio di Zeus a Olimpia. Oggi scomparsa, nell'antichità venne considerata una delle sette meraviglie del mondo.

Statua di Zeus a Olimpia
AutoreFidia
Datacirca 436 a.C.
Materialeoro e avorio
Altezzacirca 1200 cm
Ubicazionescomparsa, un tempo Olimpia
Coordinate37°38′16.3″N 21°37′48″E
Ricostruzione fantastica della statua di Zeus in una stampa del XVI secolo
Ricostruzione fantastica della statua di Zeus in una stampa del XVI secolo
Ricostruzione della sistemazione della statua nel tempio
Ricostruzione della sistemazione della statua nel tempio

Storia


A completamento del grande tempio, la cui costruzione terminò verso il 456 a.C., fu chiamato ad Olimpia intorno al 436 a.C. lo scultore Fidia. Tra il completamento del tempio e la commissione della statua trascorsero vent'anni; i sacerdoti di Olimpia scelsero di affidare il lavoro a Fidia solo dopo l'inaugurazione ad Atene della sua Atena Parthénos statua di culto all'interno del Partenone ad essa dedicato nel 438 a.C. A disposizione dello scultore fu messo un edificio, a ovest del tempio, in cui sono rimaste tracce e reperti dei materiali impiegati: avorio, ceramica, pasta vitrea e ossidiana, punteruoli, palette, martelli, lamine di piombo e altro.[1] Fidia operò probabilmente con numerosi aiuti e completò l'opera intorno al 433 a.C., visto che l'anno seguente tornò ad Atene.[2]

La statua rimase nel santuario per oltre ottocento anni, suscitando sempre stupore e meraviglia nei fedeli. L'imperatore romano Caligola (37-41), secondo Svetonio, cercò inutilmente di impossessarsi della statua con ogni mezzo per portarla a Roma.[3]

Secondo la tradizione che risale a Cedreno[4], storico bizantino dell'XI secolo, all'inizio del V secolo, quando il santuario era ormai in abbandono, la statua entrò a far parte della collezione di opere d'arte pagane di Lauso, che la pose nel proprio palazzo a Costantinopoli, il quale andò distrutto assieme alla collezione nell'incendio del 475.[5] Il santuario è rimasto distrutto, probabilmente a seguito dell'incendio dello stesso provocato in base a un editto di Teodosio II [6].

Fino al 1955-56 gli unici documenti materiali o iconografici relativi alla statua di Zeus consistevano in monete romane e gemme incise, ma in quegli anni furono scoperte, nei pressi del luogo che era stato identificato come la bottega di Fidia, le matrici di terracotta che erano state usate per la lavorazione del manto, sulle quali cioè le lamine d'oro erano state martellate pezzo per pezzo. Grazie alle matrici (le più ampie venivano rinforzate con listelli di ferro) si vide anche come le lamine d'oro venissero decorate con frammenti di gaia e sabbia. Si dice che se la statua dava movimenti di vita era la giornata perfetta ,0 guerre 0 sfortuna . la statua è scomparsa nel 530 d.c.


Descrizioni


Un busto greco costruito in epoca romana di Zeus Olimpio di marmo.
Un busto greco costruito in epoca romana di "Zeus Olimpio" di marmo.

Della statua, nonostante l'enorme fortuna che ebbe nel mondo antico, non rimangono copie. Al contrario, l'opera risulta ampiamente e dettagliatamente descritta dagli scrittori del mondo greco e latino, che crearono attorno ad essa una ricca aneddotica. Anche le dimensioni della statua sono state ricostruite sulla base delle numerose descrizioni provenienti dagli autori classici. Lo storico e geografo Strabone, ad esempio, riporta un episodio (Geografia, libro VIII 3, 30) secondo cui lo stesso Fidia avrebbe detto a Paneno (suo collaboratore nella realizzazione del simulacro, insieme a Kolotes) di aver tratto ispirazione per la scultura del suo Zeus da alcuni versi dell'Iliade: "Disse, e con le nere sopracciglia il Cronide accennò; le chiome ambrosie del sire si scompigliarono sul capo immortale: scosse tutto l'Olimpo".[7]

Il basamento della statua crisoelefantina occupava un'area di più di sei metri per dieci, e doveva superare i 12 metri di altezza. L'impressione di monumentalità doveva essere accentuata dalla non troppo felice proporzione delle dimensioni tra essa e la struttura in cui era collocata: pur essendo il tempio di dimensioni considerevoli, la testa di Zeus, rappresentato seduto in trono, ne sfiorava il soffitto, tanto che Strabone ebbe a scrivere che, se il dio si fosse alzato in piedi, avrebbe scoperchiato il tempio.[8]

Un'esauriente descrizione ci viene dalle pagine di Pausania[9]: Zeus reggeva nella mano destra una Nike (vittoria) d'oro[10][11] e avorio[12], mentre nella sinistra teneva uno scettro su cui poggiava l'aquila d'oro, simbolo della divinità[13]. Il dio indossava sandali e il mantello di lamina d'oro era decorato con fiori di giglio in pietra dura e pasta vitrea. Il trono, crisoelefantino anch'esso e decorato con ebano e pietre preziose, recava in rilievo numerose rappresentazioni di ispirazione storica e mitologica, idealmente collegate alle decorazioni già presenti nel tempio.

Considerata una delle "Sette meraviglie"[14] ne resta la seguente descrizione di Pausania:

«Il dio, fatto d'oro[15] e d'avorio[12], è seduto in trono. Gli sta sulla testa una corona lavorata in forma di ramoscelli d'ulivo. Nella mano destra regge una Nike, anch'essa criselefantina, con una benda e, sulla testa, una corona. Nella mano sinistra del dio è uno scettro ornato di ogni tipo di metallo, e l'uccello che sta posato sullo scettro è l'aquila[16]. D'oro sono anche i calzari del dio e così pure il manto. Nel manto sono ricamate figurine di animali e fiori di giglio.»

(Pausania, Viaggio in Grecia (Libri V e VI), V, 11, 1-2. Traduzione di Salvatore Rizzo, Milano, Rizzoli, 2001, p. 161.)

Note


  1. Bertelli 2010, p. 79.
  2. Clayton 1989, pp. 68-72.
  3. Clayton 1989, p. 73.
  4. Giorgio Cedreno, Historiarum Compendium, 332C, Vol. I, p. 564 (Corpus Scriptorum Historiae Byzantinae, Vol. 34)
  5. Grout, James, Encyclopaedia Romana. 1997, University of Chicago.
  6. Salvatore Rizzo nota 2 p. 485 e nota 1 p. 491, in Pausania, Viaggio in Grecia (Libri V e VI). Milano, Rizzoli, 2001.
  7. Omero, Iliade I, 528-530.
  8. Strabone, Geografia VIII 3, 30.
  9. Pausania, Viaggio in Grecia, traduzione di Salvatore Rizzo, (Libri V e VI), V, 11, 1-2, Milano, Rizzoli, 2001, p. 161.
  10. «Figlio di Zeus è l’oro, non lo intacca né tarma né tarlo» (Pindaro, fr. 222 M.).
  11. Lia Luzzatto e Renata Pompas, Il significato dei colori nelle civiltà antiche, Milano, Bompiani, 2005, p. 189.
    «Le statue dedicate a Zeus venivano ritualmente decorate con il prezioso metallo che, essendo l'unico materiale immutabile nel colore, nella lucentezza e nella resistenza veniva destinato in Grecia, come in tutto il Mediterraneo all'ambito del sacro.»
  12. L'avorio è considerato "carne divina" e quindi destinato all'arte sacra, questo sia per la sua preziosità sia per il fatto che rappresentava meglio del "bianco" il fulgore divino (cfr. Valentina Manzelli. La policromia nella statuaria greca arcaica. Roma, L'Erma di Bretschneider, 1994, p. 64; Lia Luzzatto e Renata Pompas. Il significato dei colori nelle civiltà antiche. Milano, Bompiani, 2005, p. 108).
  13. «Sullo scettro di Zeus
    l'aquila la regina degli uccelli
    dorme calando l'una e l'altra
    rapida ala [...]»
    (Pindaro. Pitiche I, 11-4, Per Ierone e per Etna. Traduzione di Enzo Mandruzzato. Pindaro Tutte le opere. Milano, Bompiani, 2010, p. 209)
  14. Igino (astronomo), 223.
  15. «Figlio di Zeus è l’oro, non lo intacca né tarma né tarlo» (Pindaro, fr. 222 M.). «Le statue dedicate a Zeus venivano ritualmente decorate con il prezioso metallo che, essendo l'unico materiale immutabile nel colore, nella lucentezza e nella resistenza veniva destinato in Grecia, come in tutto il Mediterraneo all'ambito del sacro.» Lia Luzzatto e Renata Pompas. Il significato dei colori nelle civiltà antiche. Milano, Bompiani, 2005, p. 189.
  16. Cfr. anche:
    «Sullo scettro di Zeus
    l'aquila la regina degli uccelli
    dorme calando l'una e l'altra
    rapida ala [...]»
    (Pindaro. Pitiche I, 11-4, Per Ierone e per Etna. Traduzione di Enzo Mandruzzato. Pindaro Tutte le opere. Milano, Bompiani, 2010, p. 209)

Bibliografia



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[en] Statue of Zeus at Olympia

The Statue of Zeus at Olympia was a giant seated figure, about 12.4 m (41 ft) tall,[1] made by the Greek sculptor Phidias around 435 BC at the sanctuary of Olympia, Greece, and erected in the Temple of Zeus there. Zeus is the sky and thunder god in ancient Greek religion, who rules as king of the gods of Mount Olympus.

[es] Estatua de Zeus en Olimpia

La Estatua de Zeus en Olimpia fue una gran escultura crisoelefantina creada por el escultor Fidias. Situada en Olimpia, (Grecia), se considera una de las Siete Maravillas del Mundo Antiguo. Si bien se han conservado los restos de los cimientos de la base de la estatua en Olimpia, la estatua en sí se ha perdido y solo se puede reconstruir a partir de representaciones en monedas y descripciones antiguas. Según una leyenda del siglo XII, la estatua se encontraba en Constantinopla en el siglo V d. C., donde fue destruida y se perdió en un incendio en el año 475. Solo se sabe de ella gracias a esas descripciones de historiadores antiguos y representaciones en monedas.

[fr] Statue chryséléphantine de Zeus à Olympie

La statue chryséléphantine de Zeus à Olympie est une œuvre du sculpteur athénien Phidias, réalisée vers 436 av. J.-C. à Olympie. Aujourd'hui disparue, elle était considérée dans l'Antiquité comme la troisième des Sept Merveilles du monde.
- [it] Statua di Zeus a Olimpia

[ru] Статуя Зевса в Олимпии

Статуя Зевса в Олимпии — единственное из Семи чудес света, которое располагалось в материковой части Европы (в городе Олимпия). Статуя Зевса в Олимпии — третье чудо света Древнего мира. Была воздвигнута в V веке до нашей эры. Она была изготовлена из золота, дерева и слоновой кости, в так называемой хрисоэлефантинной технике. Мраморный храм Зевса превосходил по размерам все существовавшие на тот момент храмы.



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