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Federico Zeri (Roma, 12 agosto 1921 – Mentana, 5 ottobre 1998) è stato uno storico dell'arte e critico d'arte italiano.

Federico Zeri
Federico Zeri

Biografia


Figlio di Agenore Zeri, docente universitario di semeiotica e patologia medica dell'Università di Roma,[1] Federico Zeri nacque a Roma nel 1921, in una casa di via Nazionale, a pochi passi dal Quirinale. Si formò a Roma presso i Gesuiti; il padre lo avviò allo studio della botanica e della chimica, studi che Zeri abbandonò per seguire Storia dell'arte con il professor Pietro Toesca, con cui si laureò nel 1944.[2]

Nel febbraio 1944 venne arrestato dai fascisti su denuncia di una vicina di casa, che lo accusava di intrattenere rapporti di amicizia con persone notoriamente antifasciste. Condannato a morte, venne liberato grazie all'interessamento di uno sconosciuto che lo volle aiutare come gesto di gratitudine verso suo padre Agenore, da cui anni prima era stato curato gratuitamente.[3] Nel 1946 fu nominato ispettore dei Beni culturali dalla Belle arti; due anni dopo diresse i restauri della galleria Spada a Roma. Si dimise dall'amministrazione alla fine degli anni cinquanta, avviandosi a una carriera di studioso in proprio ed esperto privato.

Dal 1952 fu consigliere del conte Vittorio Cini per l'organizzazione delle collezioni del Castello di Monselice, poi in parte confluite nella Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Nel 1959, su incarico della principessa Elvina Pallavicini, pubblicò il catalogo dei dipinti della Galleria Pallavicini di Roma, unica collezione principesca romana non visitabile. Nel 1963 l'imprenditore Jean Paul Getty lo chiamò per la creazione del museo omonimo a Malibù. Federico Zeri, dopo aver svolto il compito, entrò a far parte del consiglio di amministrazione rimanendovi fino al 1983, quando si dimise per dissensi sull'acquisto di un kouros da lui ritenuto un falso, fatto che fu successivamente confermato.[4]

Stimato conoscitore d'arte e specialista della pittura italiana dal XII al XV secolo, fu incaricato negli anni sessanta dal Metropolitan Museum of Art di New York e dal Walters Art Museum di Baltimora di comporre i cataloghi delle collezioni italiane. Nel 1976 uscì il catalogo dei dipinti di Baltimora, a cui seguirono nei primi anni ottanta i cataloghi del Metropolitan, relativi ai dipinti medievali e del primo Rinascimento.

Critico d'arte del quotidiano La Stampa e in trasmissioni televisive,[5] nel 1984 fu fra i pochi ad avanzare forti dubbi sull'attribuzione ad Amedeo Modigliani delle tre sculture ritrovate a Livorno, erroneamente considerate autentiche da numerosi esperti (tra cui Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi).[6]

Nel 1988 pubblicò il catalogo della Collezione Morelli dell'Accademia Carrara di Bergamo. Nel 1992 fu scelto per il "premio Nobel per l'arte". Nel 1995 fu eletto all'Académie des beaux-arts dell'Institut de France di Parigi, come membro associato estero, succedendo nello scranno a Richard Nixon,[7] morto nel 1994. Nel 1997 uscì il catalogo dei dipinti antichi della collezione Amedeo Lia della Spezia, donata dal proprietario alla stessa città e poi costituente il Museo civico Amedeo Lia. Dal 1994 al 1998 ricoprì l'incarico di vicepresidente del Consiglio Nazionale per i Beni Culturali.

Nel 1997 ha pubblicato un romanzo insieme a Carmen Iarrera intitolato Mai con i quadri (Longanesi & C.), giallo ambientato nella Roma aristocratica degli amanti dell'arte.

Tra i colleghi a cui Zeri mostrò stima professionale: Frederick Antal, Philip Pouncey, Denis Mahon, John Pope-Hennessy, Roberto Longhi, Pietro Toesca, Giuliano Briganti, Mina Gregori, Alvar González-Palacios. Si avvicinò a Berenson, in contrasto con Longhi, negli anni cinquanta, visitandolo più volte a Settignano.


Critica


Anche grazie ai lunghi soggiorni nel Regno Unito e negli USA e ai numerosi scritti in inglese, è stato tra i più noti storici dell'arte italiani, in particolare per le ricostruzioni di personalità pittoriche dimenticate.[8] Nel suo Paese invece, fu piuttosto emarginato dal mondo accademico. Numerosi i suoi articoli su riviste scientifiche, poi raccolti in cinque volumi dall'editore Allemandi nel 1988.[9]

Tra i testi teorici, lo studio del 1955 Pittura e controriforma, che riscoprì l'arte dei pittori manieristi romani.[10]

Raccolse nella sua villa di Mentana, appositamente costruita negli anni sessanta, una collezione di 400 epigrafi romane, una ricca biblioteca e una fototeca di 290.000 pezzi. Pochi giorni prima della morte, con testamento datato 29 settembre 1998, legò le sue collezioni e la stessa villa all'Università di Bologna (che il 6 febbraio di quell'anno lo aveva laureato honoris causa), ove è oggi attiva la Fondazione Zeri.[11] Lasciò anche diverse opere d'arte ai Musei Vaticani, al Museo Poldi Pezzoli di Milano e all'Accademia Carrara di Bergamo.[12]

Per la Armando Curcio Editore, Federico Zeri presentava la storia dell'arte in videocassetta.

Colpito dalle vicende del terremoto in Marche e Umbria del 1997, partecipò a un documentario del regista Nino Criscenti, in cui rivisitava, camminando a fatica per la salute malferma, le chiese e i musei danneggiati dal sisma.[13] Fece in tempo anche a visitare il Cenacolo di Leonardo a Milano ormai nelle ultime fasi del ventennale restauro (tenutosi dal 1977 al 1999), poco prima di morire improvvisamente per infarto nella sua casa di Mentana.


Opere



Raccolte degli scritti 1948-1998



Interviste



Curatele



Epistolari



Onorificenze


Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
 27 dicembre 1996[14]
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
 Roma, 28 novembre 1992[15]

Note


  1. Annuario per l'anno accademico 1940-41, p.575.
  2. la Repubblica/cultura_scienze: Zeri, provocazioni a regola d'arte, su repubblica.it. URL consultato il 21 maggio 2020.
  3. Confesso che ho sbagliato, Longanesi, 1995, pp. 25-26
  4. Michael Kimmelman, "Absolutely Real? Absolutely Fake?" New York Times (Aug 4, 1991), p. H1-H2.
  5. Bolla, Luisella e Flaminia Cardini, Federico Zeri: l'enfant terrible della televisione italiana, Roma, Rai Eri, 2000.
  6. Come si appurò in seguito, effettivamente si trattava di falsi: una testa fu costruita per scherzo da tre studenti e le altre due teste scolpite da Angelo Froglia, giovane artista. Per altre false attestazioni da Zeri confutate, v. Scobie, William. Roman museum's prized `throne' called fake by art historian, Star Tribune (May 22, 1988), p. 06.F.
  7. ZERI ELETTO ACCADEMICO DI FRANCIA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 9 maggio 2019.
  8. Nel 1988, per esempio, individuò un pittore di Scuola forlivese attivo tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI, riconoscendo caratteri unitari in opere reputate anonime: poiché su una delle opere, un San Sebastiano, compariva lo stemma della famiglia Baldraccani di Forlì, Zeri battezzò tale pittore il Maestro dei Baldraccani: cfr. Federico Zeri, "Schede romagnole: Il Maestro dei Baldraccani", in Paragone. Arte, 37.1986, 441, p. 22-26.
  9. Mostyn-Owen, W. (2010). [Rezension von:] Prospettiva Zeri. - Torino : Allemandi, 2009 Federico Zeri : dietro l'immagine ; opere d'arte e fotografia. - Torino : Allemandi, 2009.
  10. Lo Scipione prediletto da Zeri, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 9 maggio 2019.
  11. Fondazione Federico Zeri : una Fondazione di storia dell'arte e un centro di ricerca. n.p.: Università di Bologna, 2010; Marco Carminati, Zeri per tutti, grazie alla rete, Il sole - 24ore, 30 marzo 2014, pag. 38; Brigitte, Gilardet. Colloque 'Federico Zeri et le connoisseurship'. n.p.: 2013.
  12. Bacchi, A., & Rossi, F. (2000). La donazione Federico Zeri: cinquanta sculture per Bergamo, Bergamo, Palazzo della ragione, 30 marzo-25 giugno 2000, a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara, [2000].
  13. Johnston, Bruce. "Hopes dim for saving artworks // Quakes leave basilica with extensive damage." Chicago Sun - Times, (Sep 28, 1997), p. 28.
  14. Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana, su quirinale.it. URL consultato il 16 novembre 2012.
  15. Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte, su quirinale.it. URL consultato il 16 novembre 2012.

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Collegamenti esterni


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[en] Federico Zeri

Federico Zeri (12 August 1921 – 5 October 1998) was an Italian art historian specialised in Italian Renaissance painting.[1][2] He wrote for the Italian newspaper La Stampa, and was a well known television-personality in Italy.[3]

[fr] Federico Zeri

Federico Zeri, né le 12 août 1921 à Rome (Italie) et mort le 5 octobre 1998 à Mentana (Italie), est un expert italien et un historien de l'art, spécialiste de la peinture italienne du XIIIe au XVe siècle.
- [it] Federico Zeri



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